Ali Grigie

(immaginazioni)

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Mi trovai ad osservare città su cui il manto di cenere fu posato, dolcemente, dal vuoto dello spazio e del tempo. La vita non scorreva, ma non era nemmeno morta.

Il mio occhio rimirò la realtà per quel che si prostrava, oltre la superficialità dei nostri sensi, al di là della sottile maschera che circonda il mondo.

Le città grigie, informi, erano piene di pioggia. Continuava a cadere, dal cielo plumbeo, nello squallore malinconico d'una fotografia ferrignea, seppur comunque ombreggiato da vivide tinte bianconere. Il mio occhio si mosse lentamente, allargandosi per lo stupore della visione. Scavavo dentro, in fondo al mio animo, per recuperare queste sensazioni di malinconia imperterrita. Le afferravo, e il mio occhio destro si dilatava, quando nelle cornee scorreva la tristezza d'una vita ingrigita, lontana dal tempo, in uno spazio che non penso fosse mai stato mio.

Avevo spesso queste visioni, alla luce del giorno. Era come essere portato lontano, da un fiume in piena, e ritrovarsi su una spiaggia fuori dal mondo, dove niente avrebbe mai potuto muoversi.

Tuttavia, una cosa si muoveva, nelle città ingrigite. L'allucinazione di un tramonto opaco, distante, verso l'orizzonte. Ali d'argento, nel cielo fosco di questo incubo ad occhi aperti. Vecchie sensazioni di un passato più che dimenticato, sotterrato nelle metafore di generazioni e generazioni di uomini.

L'ala destra tirava giù, poi su, portando con sè il vento della vita. Quella sinistra dolcemente seguiva la parte destra della grossa creatura grigia, accompagnandola nella nascita di un leggero spostamento d'aria. Mi venne naturale pensare a un miracolo: qualcosa, in quel mondo, nacque. Sebbene fosse solamente un piccolo rivolo d'aria che andava morendo pochi metri più in là, qualcosa era nato, in un mondo statico, e il mio occhio destro lo poteva notare.

Il mio occhio sinistro viveva nel mondo reale. L'asfalto era ancora più grigio dell'altra dimensione. Eppure, anch'egli poteva osservare la creatura alata, nelle giornate plumbee della realtà. Anche se chiudevo l'occhio destro, quello sinistro poteva arrivare a toccare il cielo.

Poi altre visioni fluirono nel mio occhio, oramai stanco e provato. Distruzione, vita, sogni, la luna di mezzanotte, il rumore del vento, una foglia che cade, e il grigio mischiato ai colori dell'autunno. Un giorno la pioggia reale mi battè forte sul viso, ed entrambi gli occhi la videro, e l'accoglierono con gioia, sentendo il tastare della realtà.

Poi, tempo dopo, vidi le stelle ruotare veloci nel firmamento, in circolo. Il sole non si mosse, e rimase sulle valli del mondo per ore intere, ebbro della sua gloria. La musica della natura iniziò a comporre melodie diverse dal solito, e le montagne caddero.

Le città grigi vennero inondate dal calore dell'acqua dell'oceano, e le lancette dell'orologio inglobarono l'universo, fino a quando il pendolo non scoccò l'ora di morte.

E le ali grigie inglobarono le terre, e i pianeti. Le stelle vennero consumate dall'oscurità, e divennero parte di essa. Le ali grigie separarono l'oscurità dalla luce, e non le fecero avvicinare tra loro.

Aprii il mio occhio destro, in quel momento. Mi trovai tra la luce del sole e quella di un albero forte e vigoroso. “Ecco” pensai “quello che succede quando ti trapiantano l'occhio di un pazzo.”

Mi voltai e vidi ancora una volta ali grigie, nella penombra tra l'oscurità e la luce, la realtà e la follia dell'immaginazione.