Lentamente
~ Apri il racconto in una nuova finestra ~
Vivevano le loro vite, nell'infinita' degli attimi frenetici della citta'.
Passeggiavano, correvano, si disperavano. Sfrecciavano sull'asfalto caldo, aggiustandosi le cravatte, guardando i loro telefoni cellulari, in attesa di un messaggio, di un segno, di un respiro che li liberasse da quegli istanti.
"Devo fare presto, senno' perdo tempo", pensavano. Nessuno di loro sapeva veramente dove stava andando, eppure le loro gambe, a ritmi alterni, seguivano binari sconosciuti sui marciapiedi della citta', nella mattina limpida di primavera, quando la luce del sole illuminava il mondo.
Uno di loro guardo' l'orologio. Per lui era tardi, troppo tardi. Inizio' a correre tra la calca di individui incravattati, stando attento a non toccare nessuno, neanche per sbaglio.
Ad un certo punto, inciampò. Si ritrovò con la faccia sul terreno, lo sguardo vivace, come se si fosse appena svegliato.
Era inciampato su un gattino con una sciarpina rossa intorno al collo, intento a leccarsi il pelo.
Stette per rialzarsi, quando fu insicuro sul fatto di voler ignorare il gattino o sull'accertarsi che stia bene.
Fece due passi, come a voler andarsene, quando si voltò.
"Perchè hai una sciarpa rossa al collo?" gli chiese, quasi d'istinto, pur sapendo che il gatto non gli avrebbe mai risposto.
"Perchè nessuno mi dice di toglierla" rispose il gattino.
L'uomo incravattato si stupi'. "Com'e' possibile che tu possa parlare? E perche' nessuna di queste persone si ferma ad ammirare la tua sciarpa, perche' nessuno si ferma a stupirsi del fatto che tu riesca a parlare?"
Il gatto smise di leccarsi il pelo e fisso' l'uomo. "Perche' sono tutti impegnati, non notano me. Non possono notare un gattino con una sciarpina intorno al collo che riesce a parlare, presi come sono. Dimmi, dove stanno andando?"
L'uomo ci penso' un attimo. "Non lo so. A lavoro, credo."
"Il lavoro e' piu' importante di un gatto che riesce a parlare? Voi uomini siete proprio strani."
"Ma il lavoro ci da' da mangiare. E' importante per noi."
"Guarda, non e' nella mia indole giudicare persone come voi, ma io parlo. Respiro come voi, penso come voi, sogno come voi. Certo, il mio intelletto potra' non essere razionale come il vostro, le mie parole possono essere solo stridii, sono un po' peloso e a volte vomito palle di pelo, ma se riuscite a fermarvi e a pensare, potreste comprenderci benissimo. Mi sembrate un po' sciocchi, presi come siete dal mondo degli uomini. Senza offesa, si intende."
L'uomo incravattato controllo' l'orologio.
"Cosa fai, ora?" gli chiese il gatto.
"Controllo l'ora. E' tardi. Ascolta, devo andare."
"Verro' con te." Rispose il gatto con la sciarpina.
"Ma questo non e' possibile! Non posso portare un gatto che parla e che porta una sciarpina intorno al collo, dove sto andando!"
L'uomo si alzo', un po' arrabbiato. Fece per andarsene.
"Si', ma, dov'e' che stai andando...?" chiese il gattino.
L'uomo non seppe rispondere alla domanda. "E' inutile che cerchi di convincermi. Io sono un uomo, tu un gatto. Siamo diversi. Io ho una moglie, un bambino, ho vissuto il triplo dei tuoi anni, e ora devo lavorare."
Il gattino iniziò comunque a seguirlo, come se fosse un cagnolino.
Camminarono per molte miglia, senza sapere dove stessero andando. Pian piano, l'uomo carpi' l'anima del gattino. Nel suo cuore, un sentimento strano si fece spazio, e il mondo sembrava stesse rallentando, ed era una sensazione piacevole, altrimenti i suoi anni sarebbero passati tutti in un baleno, in un soffio di vita.
E ogni giorno si ncontravano di nuovo, sulla strada.
"Vedi?" disse il gattino.
"Cosa?" rispose l'uomo.
"Potremmo essere diversi, ma riusciamo a camminare insieme. Non possiamo prenderci per mano, ma i nostri cuori sono vicini.
Fremo dalla voglia di vederti ogni giorno, perche' mi dai un boccone e parli con me con i tuoi sguardi vacui."
L'uomo si voltò. Fissò il gattino. "E io fremo ogni giorno, perche' voglio sentirti fare le fusa sulle mie gambe, voglio regalarti non l'amore, ma tutto il mio affetto. E' cosi' bello sentire il tuo viso sulla mia mano, nei giorni di sole!"
Il gattino fece una smorfia, quasi un piccolo sorriso. "Vedi?
Io e te siamo diversi, ma, senza di me... dove vuoi finire? Che meta vuoi raggiungere?"
E continuarono, per molti anni, a camminare sotto alla pioggia, al tramonto, alla notte, al sole, alla neve.
Fino a quando i loro respiri vivevano, erano sempre insieme, fino al silenzio della notte eterna, riposando vicini sotto alle stelle del firmamento.