Il giorno della luce

(Immaginazioni)

 

Il silenzio si rintanava nella grigia stanza, e nella penombra restava la morte, accovacciata nell'angolo eterno. Si grattò il mento, poi volse lo sguardo verso il soffitto. Sopra di lui restava il cielo ingrigito, con le nuvole nere che correvano per tutto il prato celeste.

Pensò alla tristezza che doveva provare, ogni volta. “Quanto vorrei vedere un cielo azzurro” si disse. “Quanto vorrei respirare, nell'ignoranza dei comuni mortali.”

Si alzò, e andò in mezzo alla stanza. Dovunque andasse, l'ombra scura del buio si allargava dietro di lui. Il cappuccio e le vesti nere non lasciavano intuire il suo vero aspetto. L'enorme ed eterea falce faceva capolino tra il mondo dell'oscurità e quello della vita.

Girò in tondo per la stanza, come a ricercare qualcosa. Si voltò, e rivide l'oscurità che lo seguiva, come se fosse un cagnolino. “Vai via” le disse.

Il buio si mosse, ed emise un tremendo verso in faccia alla morte. Andò più vicino al triste mietitore, e lo avvinghiò per tutto il corpo. La morte non si mosse.

“Perchè devo vivere nella morte? Perchè esisto?” si domandò, sottovoce.

Il buio lo strinse ancora più forte.

La morte, avvolta nei suoi pensieri, non lo sentì. Improvvisamente la figura spinse lontano il buio, e lo tagliò con la sua stessa falce.

“Scappa lontano da me. Non sarai più parte della mia essenza. D'ora in poi, lascerò i compiti che esso mi ha concesso.”

Il buio era sperduto. Non sapeva cosa fare. La morte si stava ribellando?

“Noi dimoriamo nella morte degli uomini e nella fine dell'esistenza delle cose. Quando le stelle muoiono, noi ne prendiamo le redini, e le consumiamo, per nutrirci.Quando il cuore degli uomini è morto, noi lo bramiamo, poichè quello stesso cuore diventerà parte delle tenebre. Noi siamo l'essenza stessa dell'universo, così come ci ha...” la voce delle tenebre si affievolì di colpo, quasi per timore di pronunciare la frase restante. “Osi ribellarti? Scappi via dall'oscurità?”

Il mietitore fissò il terreno dal suo cappuccio, e restò in silenzio per pochi secondi.

“La morte non deve essere tenebra. Io soffro del dolore di ogni persona che muore. In me scorre la morte del cielo e dei fili d'erba della terra. In me è racchiuso solo dolore e tristezza.

Perchè deve succedere questo? E' un gioco di qualcosa più grande della morte stessa, che ci assoggetta e ci intimorisce tutti? Lui sta giocando, o c'è qualcun altro? Nemmeno io, la morte, lo so.”

Le tenebre ringhiarono, e presero la forma di creature canine, orribili e paurose.

“Noi lo sappiamo, ma non saremo noi a dirtelo. La risposta è di fronte a te, ma sei più un essere umano che altro. Non riesci a capire, nè a vedere! Ti ordiniamo di restare! Il tuo compito andrà avanti per l'eternità degli universi, oltre le battaglie, le paure, le gioie. Noi dominiamo gli universi. Ogni cosa è assogettata a noi... non puoi scappare da noi.”

Il triste mietitore puntò la mano verso le tenebre, e l'aprì. “Che sia il creatore stesso, o tu, non fa alcuna importanza. Sono infinite decadi che provo dolore, nient'altro che dolore. Non sono più disposto a sopportarlo. Quando mi avete scelto come campione delle tenebre, ero un essere vivente. Lo sono ancora. Se io me ne andrò, qualcun altro prenderà il mio posto, com'è sempre stato. Fino alla fine di questo universo!”

La morte aprì il cappuccio. Da un lato la faccia era umana, capelli bianchi fino al mento. Dall'altra, un abisso, dove le costellazioni ruotavano e le stelle morivano a ripetizione.

Le tenebre non arretrarono di un passo.

“Noi sapremo dove sarai. Brameremo il tuo sangue, e le tue ossa da mortale. Tu morirai, presto o tardi. Ti inghiottiremo, e tornerai ad essere parte di noi. Vuoi andartene? E dove?”

La morte prese la falce, e con uno scatto tagliò in due le tenebre.

“Mi rifugierò nella luce che ho bramato da così tanto tempo. Venitemi a cercare, vi aspetterò, fino all'eternità giocheremo a un gioco di cui ho deciso io le regole. Non è divertente?”

Il buio rise, poi scomparve, dissolvendosi nell'aria. Il tristo mietitore si rimise il cappuccio.

Fece qualche passo indietro, si guardò per l'ultima volta la stanza in cui passò l'infinità fino ad ora.

Attraversò il muro con un filo di esitazione, per poi ritrovarsi con la faccia e i capelli castani

al vento di ponente, in una piena mattinata d'estate, in un campo fiorito, immerso nel vitale odore di salsedine dell'Oceano, respirando profondamente... a pieni polmoni.

Gli occhi del buio facevano capolino nell'ombra proiettata dai fiori, pronti a rubare il suo respiro, e i battiti del suo cuore.