Luna Gialla
~ Apri il racconto in una nuova finestra ~
Con la mente occupata dal solito pensiero, iniziai ad aprire il libro. Le pagine, spiegazzate dal tempo, raccontavano intrecci di storie che ancora dovevano accadere, tinte dalle metafore di una notte senza inizio ne' fine, immerse nei pensieri di un sogno che stavo vivendo in quei precisi momenti.
Il treno correva sui binari vitrei, senza lasciare ne' scintille, ne' segni del suo passaggio. Dietro di lui le rotaie scomparivano, come cristalli usurati dal tempo.
La luna gialla, fuori dal finestrino, rischiarava la notte eterna. E i paesaggi cambiavano, di volta in volta. Di alcuni me ne curavo, di altri un po' meno; di altri ancora ne rimanevo estasiato, mentre a volte ero troppo occupato a leggere o a suonare, per notare qualcosa di diverso rispetto a me.
Il treno correva nella notte eterna. Il buio non mi faceva paura, lo amavo. Amavo stare sveglio a vedere il buio che mi osservava dall'universo, amavo le stelle – anche se qui ce n'erano poche, e amavo il silenzio solitario che accompagnava i miei viaggi.
Mi affacciai dal finestrino, e intorno a me c'era solo uno specchio d'acqua enorme, quasi eterno, che specchiava il mondo come se fosse un enorme vetro.
Poi lui mi parlò. Era come un'ombra sospesa tra la vita e il buio. La sua voce chiara e calma mi entrò fino dentro al cuore, e l'emozione mi fece tremare. “Stai sognando?” mi chiese.
Risposi di non sapere se stavo vivendo un sogno o se fosse realtà.
“Dai, lo sai. Questo e' un sogno, così come la tua vita. E' un racconto, sono parole che aleggiano nella dimensione eterea del pensiero.”
Ne ero consapevole, dentro al cuore. Sapevo di non essere vivo. La mia forza e i miei ricordi erano frutto di un pensiero di qualcun altro. Qualcuno che probabilmente stava scrivendo di quel sogno, seduto da tutt'altra parte.
“Dovrei diventare pazzo, a sentire questi pensieri?” gli chiesi.
Non mi rispose. Era svanito.
Iniziai a pensare. Qual era la mia storia, il mio passato? Non lo ricordavo bene. Ricordavo di conoscere altra gente, tempo fa. Ricordavo di aver sfidato il destino e di avere assistito a numerose storie. Ma mi sembrava di avere avuto più vite.
Guardai di nuovo fuori dal finestrino. Vidi ali grigie e vetri. Vidi emozioni cristallizzate, e il volto di una donna, che mi sembrava di conoscere benissimo. Assaporai il dolore di un'amante tradito, e di storie di cavalieri, ed emozioni nel vento d'estate. Mille, centomila emozioni, mi entravano dentro al cuore.
Mi alzai. Mi avvicinai al finestrino, mentre stava per appannarsi, sotto al peso dell'aria d'inverno.
Lo pulii con la manica, ed osservai nuovamente la luna e il cielo.
“Questa e' la dimensione di qualcun altro, e io sono rinchiuso in questa dimensione, incapace di uscire.” sussurrai. “Eppure vivo. Vivo nelle pagine di qualcuno che non conosco. Vivo qui, in attesa di essere il protagonista – o il personaggio secondario – di qualche storia che non conosco e che ricorderò a malapena. Poche persone mi ricorderanno, e io morirò, insieme a lui, un giorno.”
Chiusi gli occhi. Ero un po' triste. “Mi piacerebbe conoscerlo. Vorrei che un giorno scrivesse una storia in cui potessimo incontrarci.” Mi sedetti sulla sedia del vagone. Capovolsi il libro sul tavolino, aperto, per non perdere il segno.
“Sognerò fino a quando lui non sognerà più”. Chiusi gli occhi. “E' bello esistere, anche se non sono reale”.
Iniziai a sognare per molto tempo, mentre la luce gialla della luna continuava ad accarezzare i miei strani pensieri, cosi' eterei ed inesistenti, nella notte eterna del mio mondo.