Memorie d'Eternita'

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La brezza della notte accarezzava la paglia, distorceva il tempo; ogni minuto che passava a volte sembrava essere fatto di pochi secondi, altre volte pareva quasi di vivere secoli ed eternita' sotto al cielo stellato.
D'inverno restavo in piedi, resistendo stoicamente al freddo. Il manto bianco intorno a me trasformava i campi in un mare di sensazioni infinite.
Non provavo amore, ma nemmeno odio. Il mio cuore sarebbe battuto forte, se solo i miei muscoli fossero esistiti.

In primavera i petali degli alberi sul ciglio dell'immenso campo venivano trasportati addosso al mio corpo, rendendomi triste e malinconico. Mi facevano apparire come un'oasi in un mare di prato verde.
Mi ricordo, si'... mi ricordo. In primavera e in estate i cinguetti degli uccelli erano sempre piu' vicini a me. Si avvicinavano e mi si strusciavano contro la faccia, si appollaiavano sul mio cappello, come se fossi una fredda statua di marmo.
Zampettavano sul prato e vivevano, librandosi improvvisamente nel cielo azzurro.
Ogni uccello era mio amico, e nessuno di loro si spaventava, quando con timidezza al ritmo del vento agitavo le mie braccia.

Il campo intorno a me una volta era pieno di alberi, un frutteto rigoglioso. Non ricordo quando fosse successo, ne' come, ma gli alberi sparirono. Forse qualcuno li tolse via, o forse morirono, bruciati dalla loro stessa vita, destinati alla morte e alla terra che io proteggevo.
Intorno a me tutto cambio', quasi velocemente, quasi come se non me ne accorgessi, intento com'ero a scrutare il cielo o l'orizzonte, in cerca di una risposta che non avrei mai trovato, e che forse neanche esisteva.
Tentavo di afferrare la realta', ma la risposta non si trovava li'. E allora continuavo a fare finta di respirare, di sognare suoni, odori e sapori.
Sognavo con la luna, in estate e in inverno.
Sognavo con il sole e con la pioggia, con la neve e l'arsura dell'estate.
Sognavo, quando i bambini giocavano con me.
Sognavo al ritmo delle stagioni e dell'universo.
Proteggevo la terra, nel tempo che mi era stato concesso. Con il mio cappello, la mia giacca usurata dal tempo, i miei pantaloni neri e la mia cravatta.
In piedi, sorretto da un vecchio bastone cosumato, tentero' di non sentirmi piu' solo fino a quando non mi spezzero', sotto al peso della mia insignificante vita.

Sono uno spaventapasseri qualunque, ma e' cosi' bello sognare sotto ad una luna, per l'eternita'.