L'ultimo Dinosauro E il mondo intorno a me continuava a girare su se' stesso, piu' veloce di qualsiasi cosa che abbia mai visto. La mia pelle riusciva ad assaporare l'essenza di infinite albe, innumerevoli tramonti, odori e suoni del giorno e della notte. L'aria del mattino si mischị con l'imbrunire, il freddo col caldo, le mie memorie con la mia fantasia. Tutto mi sembrava una cosa sola, lontana, confusa, indescrivibile. Ogni giorno era veloce, solitario; tutto intorno a me ruotava, mentre ero immerso in fugaci attimi da cui non mi potevo sottrarre, da cui nemmeno potevo pensare di farlo. Per un tempo indefinito, abbozzato ed eterno, rimasi nascosto in un crepuscolo solitario. Non ricordo nemmeno da dove inizio' la mia storia. Non riuscivo proprio a ricordare chi o cosa fossi, da dove venissi, perche' potevo pensare. Le mie zampe tastavano da sempre il terreno, prima fresco, poi erboso, poi asfaltato; vidi innumerevoli mondi, incarnazioni di pensieri ed emozioni che non avrei mai pensato potessero esistere. Mi sono sentito spesso messo da parte, abbandonato in un'eternita'. Ritrovai a chiedermi perche' possedevo una lucida pelle squamata e verde, quando tutte le creature intorno a me non mi assomigliavano per niente. Perche' le persone non potevano vedermi? Cos'ero? Un fantasma, un'emanazione dei pensieri di qualcuno? Oltre a queste domande, il mondo continuava a girare, frenetico e confuso nelle tinte indistinte di un'era di cui io non facevo parte. Giunsi a pensare di non esistere, di essere frutto di una fantasia. Piu' dei giudizi su quel che vidi in questa eternita', mi ritrovai a pensare a me stesso, alle mie emozioni, alla mia coscienza, infognata nel cuore di un mondo strano, smarrito, confuso e cieco. Quel che ero stato forse non aveva piu' importanza. Non aveva nemmeno importanza il fatto che mi aggiravo per le strade, senza nessuno che potesse vedermi. Ne' creatura umana, ne' animale. Probabilmente i miei simili non esistevano piu'. E osservavo il cielo, lo stesso cielo che ricordo di aver vissuto nella mia gioventu' senza logica e senza pensieri. Il mio cuore non porta la malinconia della mia vita, perche' non ne ho memoria. Come sara' stata la mia era? Ero diventato tutt'uno col mondo? Chi ero? Perche', mi chiedevo? E che cosa? Di tutto questi pensieri, solo una risposta ebbi in tutto questo tempo, un giorno. "Guarda, mamma!" e un bambino mi indico'. "E' un piccolo dinosauro! E' vero! E' proprio li'..." disse, pieno di stupore. Riusciva a vedermi. O forse era solo una sua fantasia? Forse ero nato dalla sua immaginazione? "E' solo la tua immaginazione, tesoro." "Ma e' li'!", insistette. Gli rivolsi lo sguardo. Che importava cos'ero? "Dinosauro...". Avevo un nome. Era cosi' che mi chiamavo? "Sono l'ultimo dinosauro..." mi dissi. Fissai il terreno, il bambino svanito. Velocemente mi ritirai nel cuore del mondo, continuando a camminare come l'ultimo dinosauro esistente sull'universo. E una tremenda solitudine avvolse il mio corpo di fantasma, incapace di esprimere lacrime o pensieri che potessero confortarmi.